Itinerari

COSA VISITARE:

Archeologia, storia, natura incontaminata, cucina dalle antiche tradizioni e spiritualità sono gli elementi principali di tale territorio, che nasconde angoli spesso poco conosciuti e inconsueti. Nell’immaginario collettivo la Calabria è associata alla Magna Grecia, ma essa nasconde molto più di questo….

Itinerario naturalistico:Il territorio del comune di Roseto e l’Alto Jonio in generale presentano una natura ancora incontaminata, con un  mare cristallino e pescoso, le colline nascondono angoli rurali caratteristici che fanno da preludio al vicino massiccio del Pollino.

E’ possibile praticare pesca sportiva e immersioni subacquee in una località al limite del territorio di Roseto, la secca di Amendolara, una montagna sommersa che la leggenda locale identifica con la mitica Ogigia, l’isola di Calipso sprofondata in epoche lontane, visitata da Ulisse e cantata da Omero. Numerose montagnole sul fondale nascondono i resti della flotta di oltre trecento navi da guerra di Dionisio il vecchio, tiranno di Siracusa, misteriosamente affondata nel 377 a.C.

Ma addentrandosi di pochi km verso l’entroterra si passa da uno scenario mediterraneo e marino a paesaggi di tipo collinare e montano.

Gli itinerari suggeriti all’interno del vicino Parco Nazionale del Pollino sono ideali per praticare trekking, escursioni in mountain bike sul Monte Sellaro, arrampicata su rocce e lancio con il deltaplano da Località Lacco a 1200 metri s.l.m.. Le montagne nei pressi di Cerchiara offrono più di 50 km di percorsi attrezzati. L’abisso del Bifurto tra Cerchiara e S. Lorenzo è la grotta più profonda della Calabria (638 m) e fa parte del Monte Sellaro ritenuto dagli antichi popoli della zona montagna sacra, ricoperta da fitta vegetazione: leccio, lentisco, euforbia. La valle del Raganello può essere considerata la zona di maggiore interesse naturalistico del Parco Nazionale, con le sue gole e i canyon che si sviluppano per circa 15 km fra pareti calcaree che superano i 900 m su cui svettano le aquile e numerosi uccelli rapaci. Sul monte Pollino e su poche località dei Balcani crescono i famosi pini loricati, alberi ultrasecolari. Il monte Sparviere (1713 m s.l.m.) in località Alessandria del Carretto, può essere visitato anche con escursioni a cavallo e presenta praterie di alta quota ricoperte da fiori in primavera e neve in inverno.

Particolarmente interessanti sono le numerose grotte che si aprono nel territorio: la grotta delle Ninfe (stazione termale sulfurea nota fin dall’antichità come dimora delle Ninfe Lusiadi, che rapivano i giovani che si avvicinavano alle loro fonti) e la grotta di S. Angelo a Cassano con tracce di frequentazioni risalenti all’età neolitica.

Le Armi di S. Angelo a  Nocara, sono una rupe calcarea che si staglia solitaria, simile ad una cattedrale gotica, sulla collina circostante, tale località è legata a misteriose credenze popolari e a sinistre apparizioni di angeli che annuncerebbero la morte di chi li vede.

Si consiglia di contattare il Gruppo Speleologico Sparviere prima di organizzare escursioni: tel.0981-53025

L’epoca preistorica e preellenica:

I ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza umana fin dall’epoca neolitica nell’area delle grotte di S. Angelo di Cassano, in cui è possibile fare visite guidate anche di notte in un atmosfera molto suggestiva.

In località Broglio di Trebisacce è stato rinvenuto un insediamento abitativo risalente all’età del bronzo (1900 a.C.). Tale villaggio era dotato di un sistema difensivo caratterizzato da 3 gradoni lungo la collina che domina la valle del Saraceno. Tra i reperti rinvenuti si annoverano i dolii, grosse cisterne di creta, per la conservazione delle olive, ancora oggi coltivate come 4000 anni fa.

Alla successiva età del Ferro (1500 a.C.) sono databili la necropoli di Amendolara e il Timpone della Motta a Francavilla Marittima dove sono stati rinvenuti pesi da telaio, monete con il simbolo del toro retrospicente di Sibari e ceramiche di produzione locale. Il sito presenta tracce di frequentazione anche in epoca ellenica come attesta una targa che celebra la vittoria dell’atleta Kleombrotos alle Olimpiadi.

La necropoli di Macchiabate invece ha portato alla luce numerosi corredi tombali.

I reperti rinvenuti in entrambi i siti sono conservati e visitabili presso il Museo Archeologico di Sibari.

L’età della Magna Grecia.

La fondazione di colonie greche lungo la costa jonica, seguendo le profezie dell’oracolo di Delfi consultato dai greci prima della partenza, determinò lo spostamento degli insediamenti indigeni nell’interno. I greci meno numerosi, ma meglio organizzati delle popolazioni locali si fecero trasmettitori di cultura notevolmente evoluta, che inserirà l’area nelle rotte commerciali del Mediterraneo con le esortazioni di vino e olio, ancora oggi una delle principali fonti di commercio.

I siti di Sibari, Metaponto e  Policoro-Eraklèa (la città di Ercole) con i relativi musei archeologici, permettono di rivivere uno dei periodi più gloriosi e fiorenti della storia del Sud italiano.

Il nome di Roseto, la Civitas Rosarum o città delle rose, sarebbe stato attribuito in tale epoca per il fiorente commercio di rose vendute ai sibariti per riempire cuscini di petali profumati su cui riposare. Le località Piano delle rose e Commarosa ne sono una chiara testimonianza toponomastica. Numerose località vantano come fondatori eroi scampati alla guerra di Troia e fuggiti al seguito di Ulisse, ad esempio Nocara sarebbe stata fondata da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia.

L’età romana

Lo sviluppo della potenza romana nell’area ebbe inizio quando Turi (la Sibari di epoca romana) chiese l’intervento di Roma per difendersi dagli attacchi Lucani e Bretti (popolazioni locali). La presenza di un esercito nemico in territorio greco con basi militari a Locri, Crotone e Reggio, costituiva una minaccia per Taranto, che chiese l’intervento di Pirro, Re dell’Epiro, che impiegò anche 20 elefanti nella battaglia di Eraclèa-Policoro (280 a.C.). Tale battaglia e l’incendio che distrusse gli archivi della città furono citati anche da Cicerone in uno dei suoi celebri processi.

Risalgono a tale epoca i ritrovamenti di una cisterna a Piano della Lista ad Amendolara, mentre la località Civita a Roseto è un chiaro segnale toponomastico della localizzazione dell’abitato romano.

Si assiste in tale periodo alla fioritura di numerose villae, insediamenti rurali autosufficienti lungo le principali arterie viarie, il caso più celebre è quello di Cassano, che deve il suo nome ad un  ricchissimo proprietario terriero. Tra i prodotti locali dell’epoca si ricordano ilgarum, una salsa di pesce molto saporita (è interessante notare che ancora oggi i calabresi mangiano una salsa di pesce, peperoncino piccante e olio che può essere considerata una moderna evoluzione del garum) e la pece brutia, una sostanza aromatica per il vino.

Il Medioevo Bizantino

Il disboscamento selvaggio del Pollino, la coltura di tipo latifondista, l’abbandono dei centri costieri dove imperversava la malaria determinarono un arretramento nel tenore di vita della popolazione dell’Alto Jonio, che divenne terra di confine tra il territorio Longobardo (Nord) e Bizantino (Sud).

Il confine (Limes) correva in modo irregolare in prossimità della foce del Crati.

Tracce longobarde si conservano a Nocara, e nelle numerose grotte dedicate S. Michele o S. Angelo per riconvertire luoghi di culto pagani. La cappella dell’Annunziata ad Amendolara, presenta una fusione di rituali pagani e cristiani legati al ciclo delle stagioni e alla fertilità dei campi. A Roseto invece è possibile visitare la Fontana di S. Vitale un tempo ritenuta miracolosa, che rappresenta il monumento più antico della località balneare.

Tracce del monachesimo bizantino si conservano a Rossano nelle grotte eremitiche, nella Cattedrale (XII sec) al cui interno è conservato l’affresco della Madonna Achiropita (dal greco non dipinta da mano umana). Tra gli altri edifici religiosi si ricordano le chiese di S. Marco, S. Domenico, S. Bernardino, della Panaghìa, del Pathìrion e di S. Nilo (nativo di Rossano).

Nel Museo Diocesano si può visitare un rarissimo reperto archeologico il Codex Purpureus, un codice di vangelo risalente al VI sec.